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IL BIANCO E NERO secondo atto del progetto espositivo “I tempi dello sguardo: 90 anni di fotografia italiana in due atti” alla THE POOL NYC di Milano

Fino al 28 febbraio 2026, THE POOL NYC — nelle sale storiche di Palazzo Fagnani Ronzoni a Milano (via Santa Maria Fulcorina 20) — propone il secondo atto del ciclo “I tempi dello sguardo: 90 anni di fotografia italiana in due atti”.

La rassegna intende tessere un discorso critico e genealogico sulla produzione fotografica nazionale, ricomponendo nodi fondamentali del secolo scorso e delle pratiche contemporanee: il fervore sperimentale del Futurismo; la testimonianza etica e civile del Neorealismo; le svolte concettuali che hanno ridefinito il medium; e, in posizione paradigmatica, l’esperienza riflessiva e paesaggistica di Viaggio in Italia concepita da Luigi Ghirri, crocevia di poetiche e pratiche visive. Il titolo stesso agisce come una metafora temporale: lo sguardo dell’artista non è solo documento ma evento che incide la percezione storica, segnando “un tempo” della nostra cultura visiva.

Allo stesso modo la mostra sollecita una pratica del rallentamento — recuperare il tempo necessario per l’osservazione, sottrarsi all’iperproduzione di immagini contemporanee — per riavvicinare lo spettatore alla profondità dei linguaggi e riconoscere i percorsi creativi e i talenti che hanno conferito alla fotografia italiana una riconoscibilità e autorevolezza internazionale; tessendo un dialogo con fotografi stranieri, tra cui Elliott Erwitt, Jan Groover, Horst P. Horst, Michael Kenna, William Klein, Minor White.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo, composto da ottanta fotografie di ventotto maestri italiani e internazionali, si dispiega come una cronologia sensoriale che prende avvio dal rigore dinamico del Futurismo di Renato Di Bosso, attraversa la responsabilità etica e documentaria del Neorealismo di Alfredo Camisa e si confronta con le prime sperimentazioni formali di Mario De Biasi. Da qui il discorso si dilata verso forme di visione che operano una trasformazione ontologica della realtà: nelle immagini di Mario Giacomelli le colline e i campi marchigiani non sono semplici paesaggi ritratti, ma superfici incise in cui il reale si riduce a un lessico di segni graffiati, come se la fotografia avesse ereditato il gesto dell’incisione; accanto a questi, Antonio Biasiucci indaga le tracce di una cultura contadina del Sud, restituendo reperti visivi di pratiche e memorie materiali con uno sguardo che è insieme archeologico e compassionevole. L’allestimento assume qui una precisa postura teorica: è presente nel suo rigore, ma rifiuta il protagonismo scenografico per divenire infrastruttura di ricezione.

Pannellature neutre, modulazioni luminose calibrate e vuoti progettuali non servono a ornare l’opera, bensì a sottrarsi, a creare un ambiente in cui la fotografia possa emergere come evento percettivo autonomo. Questa scelta espositiva contrappone il silenzio della sala all’iperattivismo dell’immagine contemporanea: laddove la produzione visiva odierna spesso premia la quantità, l’effetto e la sovraesposizione, l’allestimento qui pratica un’architettura del rallentamento che tutela la materialità dell’immagine — grana, segno, traccia di stampa — e ne amplifica la carica simbolica.

In questo regime lo spazio espositivo non compete con la fotografia ma si ritrae per lasciarla parlare. La mancanza di artifici scenici non è assenza estetica, ma disciplina: uno spazio che reclama il tempo della visione, restituendo allo spettatore la possibilità di una lettura lenta e stratificata. Così le opere possono manifestare la loro capacità di condensare storia, memoria e linguaggio visivo, imponendo la propria autorità senza mediazioni. L’allestimento, dunque, è presente quanto basta per consentire alla potenza dell’immagine di riattivare racconti sopiti, sollevare interrogazioni etiche e instaurare una relazione fluida fra percezione e pensiero, contrapponendosi agli eccessi di una produzione visiva che troppo spesso sacrifica la profondità sull’altare della visibilità immediata.

GLI ARTISTI

Antonio Biasiucci, Alfredo Camisa, Giuseppe Cavalli, Franco Chiavacci, Mario Cresci, Mario De Biasi, Patrizia Della Porta, Renato Di Bosso, Mario Dondero, Luigi Erba, Mario Giacomelli, Franco Grignani, Pio Monti, Enzo Obiso, Franco Vaccari, Luigi Veronesi, Egon Egone, Elliot Erwitt, Ralf Gibson, Arthur Gerlach, Jan Groover, Lucien Hervé, Horst P. Horst, Kennet Josephson, Michael Kenna, William Klein, Joost Schmidt, John Stewart, Minor White, Silvio Wolf, Willy Zielke

LE OPERE

INFO

IL BIANCO E NERO
secondo atto del progetto espositivo
I TEMPI DELLO SGUARDO
90 anni di fotografia italiana in due atti
Dal 16.01.2026 al 28.02.2026
Milano, The Pool NYC | Palazzo Fagnani Ronzoni

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