Giovanni Ozzola , Aida, 2017, stampa giclée su carta cotone, incorniciata, vetro museale, 224 x 150 cm, Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Foto: Giorgio Benni

Giovanni Ozzola “Il cielo dentro”: alla Galleria Continua di Roma la mostra tra bunker, luce e orizzonti interiori

Negli spazi romani di Galleria Continua prende forma Il cielo dentro, la nuova mostra personale di Giovanni Ozzola, artista che da anni costruisce una ricerca rigorosa e quasi meditativa attorno a luce, paesaggio e architettura.

Il suo lavoro si muove lungo una linea sottile tra fotografia, installazione e scultura, dove l’immagine non resta documento ma diventa dispositivo percettivo.

Giovanni Ozzola, Light and the inevitable urge to lean over the edge #2, 2026, giclée print on cotton paper, Dibond, framed, 221 x 136 cm, 87.0 x 53.5 in, Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Foto: Giorgio Benni

Il titolo dell’esposizione introduce immediatamente il nucleo concettuale del progetto: l’idea che l’infinito non sia soltanto una dimensione distante o cosmica, ma una condizione interiore, una tensione che si attiva quando il limite smette di essere barriera e si trasforma in soglia. In questa prospettiva, l’orizzonte non rappresenta una fuga dal reale, bensì un punto di attrazione che mette in crisi la percezione dello spazio. L’infinito smette di coincidere con la lontananza e diventa un’esperienza mentale, una possibilità di connessione con il tutto pur restando dentro la finitezza del corpo.

Il progetto espositivo conduce il visitatore in un territorio sospeso tra interno ed esterno. Non esiste un percorso narrativo lineare, ma un sistema di tensioni percettive che attraversa l’intera mostra. Lo spazio appare come una zona di confine abitata continuamente dallo sguardo: un luogo in cui il visibile si arresta e, proprio in quell’arresto, nasce il desiderio di oltrepassarlo. Il limite non viene superato, ma abitato. Funziona come una membrana, una pelle che insieme protegge e lascia filtrare.

Dentro questa dimensione liminale si colloca la serie Bunkers, uno dei nuclei centrali della mostra. Ozzola fotografa strutture difensive costruite durante il Novecento lungo coste e territori segnati dalla storia militare. Sono architetture di cemento, spesso semidiroccate, cariche di stratificazioni temporali. Tuttavia l’artista non le osserva come reliquie belliche né come documenti archeologici. Le immagini ribaltano la funzione originaria di questi spazi chiusi, instaurando una tensione visiva tra l’interno oscuro del bunker e la linea luminosa dell’orizzonte che appare attraverso feritoie e aperture.

In queste opere la luce non è soltanto un elemento compositivo ma un vettore simbolico. L’orizzonte diventa simultaneamente promessa e vertigine: un varco verso la libertà, ma anche un territorio dove lo sguardo rischia di smarrirsi. Il bunker, al contrario, rappresenta una forma di protezione, un interno carico di memoria che trattiene l’esperienza umana. Le pareti conservano segni, incisioni, tracce lasciate da passaggi anonimi. Non sono decorazioni, ma frammenti di vita sedimentati nel tempo. Scritture, graffi, stratificazioni di gesti che trasformano l’architettura in una sorta di archivio sensibile.

Le aperture dei bunker funzionano come organi visivi. Attraverso di esse lo sguardo tenta l’uscita, misura la distanza, cerca orientamento. In questo dispositivo percettivo si intrecciano opposti che Ozzola mantiene in equilibrio: luce e oscurità, paura e quiete, artificiale e naturale. L’immagine diventa il luogo in cui questi contrasti trovano una forma di armonia instabile.

Un ulteriore livello di espansione dello spazio è suggerito da un cielo stellato che dialoga con l’ambiente espositivo, riprendendo un intervento realizzato dall’artista al Palazzo delle Esposizioni in occasione della Quadriennale d’Arte 2025. Non si tratta di un elemento decorativo ma di un vero e proprio dispositivo di apertura: la superficie architettonica si dissolve idealmente nel cosmo, suggerendo una continuità tra materia terrestre e materia celeste. In questa prospettiva microscopico e macroscopico, dimensione scientifica e intuizione spirituale iniziano a convergere.

Accanto alle immagini fotografiche compare Appunti senza parole, una piccola scultura composta da prove di stampa e frammenti visivi accumulati nel tempo. Le fotografie vengono stratificate, rilegata a mano e trasformate in un oggetto tridimensionale. L’immagine smette di essere superficie bidimensionale e acquista corpo, peso e volume. È una sorta di archivio materiale della memoria visiva dell’artista, un gesto che trasforma la fotografia in materia plastica.

Nel lavoro di Ozzola il paesaggio non viene semplicemente rappresentato. Piuttosto viene attivato. Ogni immagine suggerisce una direzione possibile, una rotta percettiva che invita chi guarda a misurare la propria posizione nello spazio. Le fotografie funzionano come strumenti di orientamento, capaci di accumulare tracce e presenze proprio come farebbe il tempo.

Il cielo dentro non propone quindi una riflessione teorica sul limite. Lo mette in funzione. Il confine tra interno ed esterno diventa un campo dinamico dove può avvenire uno slittamento percettivo: il momento in cui l’immagine smette di essere un semplice supporto visivo e si trasforma in presenza. In quell’istante lo spazio non appare più distante o rappresentato, ma condiviso. Un luogo mentale e fisico in cui lo sguardo, attraversando una soglia, riconosce la propria posizione nel mondo.

L’ARTISTA

Giovanni Ozzola ha esposto a livello internazionale con mostre personali in musei, fondazioni e gallerie, tra cui importanti mostre personali al 166 Art Space di Shanghai (2021-22); alla Fosun Foundation di Shanghai (2019); alla Basilica de San Francisco de Asís dell’Avana (2018); District Six Museum, Città del Capo (2016); e Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro (2011). La sua collaborazione di lunga data con Galleria Continua ha portato a mostre a Parigi Marais (2023); San Gimignano (2021, 2019, 2012, 2006); Les Moulins (2019); e Pechino (2022, 2017, 2013).
Ha partecipato a numerose Biennali internazionali, Triennali e mostre collettive istituzionali, tra cui: Quadriennale di Roma (2025); Poly MGM Museum, Macao (2024); Biennale di Chengdu, Cina (2023); Biennale dello Xinjiang, Cina (2023); Venezia durante la Biennale d’Arte (2022); MAC-USP, San Paolo, Brasile (2021); Foro Romano (2019); OCAT Shanghai, Cina (2019); Fondation Louis Vuitton, Parigi, Francia (2018); Manifesta 12, Palermo (2018); Sculpture Projects
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Pingyao Triennale, Cina (2018); MAAP Space, Brisbane, Australia (2014); OCAT Shanghai, Cina (2014); Art Sonje Center, Seul (2014); Guangdong Museum of Art, Guangzhou, Cina (2014); Schauwerk Museum, Germania (2014); e Stadtgalerie Kiel, Germania (2014). Ha inoltre esposto al MAN, Nuoro (2009); MART, Trento e Rovereto (2009); Centre d’Art Bastille, Grenoble (2008); Künstlerhaus Palais Thurn und Taxis, Bregenz (2007); Schunck Glaspaleis, Heerlen (2007); GC.AC, Monfalcone (2007); Chelsea Art Museum, New York (2006); Palazzo delle Papesse, Siena (2005); e Mori Art Museum, Tokyo (2003).

EXHIBITION VIEW

INFO

GIOVANNI OZZOLA
IL CIELO DENTRO
12.03.2026 – 09.05.2026
GALLERIA CONTINUA
The St. Regis Rome
Via Vittorio E. Orlando 3
ROMA
galleriacontinua.com

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