Francesco Fontana Giusti: La meccanica delle emozioni

Lasciarsi alle spalle trent’anni nel mondo aziendale e diventare un moderno narratore di esperienze. È stata questa la scelta di Francesco Fontana Giusti, amante dell’arte e delle sfide, per fare strada ai propri interessi e progetti

Come nasce experienceteller.it e con quali propositi?

Il sito rappresenta la mia rinascita professionale. È stato creato, infatti, dopo la mia uscita dal mondo aziendale, esattamente un anno fa. Nasce dall’esigenza di guardare avanti e di rimettermi in gioco in prima persona per allargare gli orizzonti di aziende e organizzazioni, aiutandole a costruire un legame più profondo con i propri interlocutori attraverso esperienze narrative emozionali in grado di generare coinvolgimento, discussione e interesse. Essere un Experience Teller è la mia più grande sfida al cambiamento, dato che questa nuova professione l’ho cucita addosso a me e al mio personale bagaglio di esperienze, passioni e interessi, proprio come si fa ìcon un abito sartoriale. Si tratta di una figura che non va confusa con quella dello storyteller, né del copywriter. Il mio approccio si avvicina molto di più a quello di un moderno narratore di esperienze di brand e il mio compito è quello di intercettare l’interesse di un particolare pubblico per dare voce, corpo e anima a una narrazione emozionale.

Un’esperienza vale più di mille parole?

Sì e l’evidenza è sotto gli occhi di tutti. I consumatori e gli utenti in rete sono ormai stanchi di parole al vento o di una comunicazione “over promising”, o per molti versi autoreferenziale. Sono molto più preparati di una volta, sanno dove trovare le informazioni che cercano e, soprattutto, quello che desiderano non è essere stupiti da slogan ad effetto, ma essere stimolati in maniera completamente nuova. Le esperienze che racconto non sono mai “finte”, ma realmente vissute in prima persona in modo che le persone possano riflettersi in esse e al tempo stesso trovare argomenti su cui riflettere. Per farlo non utilizzo solo le parole, ma tutti i miei cinque sensi, oltre al sesto senso che è la mia innata creatività. Nelle mie narrazioni hanno infatti un ruolo fondamentale le immagini fotografiche, i video e le interviste, che hanno lo scopo di approfondire e di offrire una chiave di lettura ulteriore.

C’è un’esperienza che ha cambiato la sua vita e perché?

Ce ne sono molte, in realtà, anche se gran parte di esse sono legate alla mia sfera personale. L’esperienza professionale che però ha cambiato la mia vita è stata certamente quella legata alla mia scelta di uscire dal mondo aziendale dopo trent’anni vissuti all’interno di grandi gruppi internazionali. Una scelta difficile ma indispensabile, perché nonostante i brillanti risultati professionali raggiunti, quella realtà cominciava a starmi troppo stretta. Sono sempre stato una persona “open minded” e uscire dal mondo aziendale mi ha dato l’opportunità non solo di reinventarmi, ma anche di ritrovare quel senso di libertà e di creatività che non sempre potevo esprimere. Fuori dai binari già tracciati, posso finalmente fare strada ai miei interessi e ai miei progetti. È una sensazione molto appagante.

Come sono evoluti marketing e comunicazione oggi?

In questi due campi siamo in una fase di profonda trasformazione. Se mi guardo indietro, a quando negli anni ’80 lavoravo all’interno di una famosa agenzia di pubblicità di Parigi, gestendo campagne pubblicitarie per clienti come L’Oréal, posso serenamente dire che oggi tutto è cambiato. La grande spinta al cambiamento l’hanno data prima il web e poi le tecnologie digitali, che hanno rivoluzionato non solo le strategie di marketing, ma la relazione stessa tra brand e consumatori e, di conseguenza anche la comunicazione. Se prima lo scopo del marketing era focalizzarsi sul prodotto/servizio da vendere, oggi invece l’attenzione si è spostata sull’utente/consumatore, sui suoi bisogni, desideri e aspirazioni. La comunicazione non è più unilaterale, ma impostata sul dialogo, sull’interazione e sulla condivisione. Oggi, i brand che comunicano meglio sono quelli capaci di dialogare con la propria community e di generare interesse.

Tra i suoi molti interessi c’è l’arte. Come vede l’arte nella società contemporanea?

L’arte ha sempre nutrito il mio immaginario personale e professionale. Sono infatti un gran “divoratore” di film, libri, mostre, musica, fotografia. In uno dei miei tanti FRAday pubblicati sul mio blog ho parlato delle benefiche virtù del “latte creativo”, espressione che ho coniato ispirandomi sia al titolo della 59° Esposizione d’Arte di Venezia (Il Latte dei Sogni), sia al capolavoro di Kubrick che ha dato vita alla foto di copertina dell’articolo del blog. Qualunque sia la forma in cui si esprime, l’arte è per me una fonte insostituibile di arricchimento culturale, riflessione, ispirazione e bellezza. È proprio grazie al latte creativo che la mia testa e le mie idee si sono mantenute così giovani, elastiche e al passo con i cambiamenti. Scherzi a parte, forse il mio discorso potrà sembrare un po’ da pazzo o da spirito visionario, ma se i general manager di alcune grandi società fossero più sensibili alle tematiche affrontate dall’arte contemporanea, come l’inclusione, l’umanesimo, l’identità e la salvaguardia del pianeta, e meno interessati ai soli freddi numeri, forse oggi non avrebbero così tanta difficoltà ad uscire dal torpore dei loro schemi troppo rigidi e ad abbracciare positivamente il cambiamento in atto. Perché per evolvere bisogna innanzitutto “cambiare mente” e non guardare solo in un’unica direzione.

Il suo passato più recente è legato all’automotive (Renault, nda). Come ha vissuto i primi passi verso la transizione ecologica e l’elettrico? E dalla sua esperienza, come la vedi oggi?

Ho avuto la fortuna di far parte di un grande gruppo pioniere della mobilità elettrica. Erano anni in cui si guardava con molta curiosità a questa nuova forma di mobilità, anche se molti nel settore non erano ancora pronti a compiere un’inversione di marcia e a cambiare i propri modelli di business. Ricordo all’epoca una certa ritrosia da parte di qualche giornalista quando durante i miei eventi stampa dicevo che l’auto elettrica avrebbe guidato il cambiamento. Oggi finalmente i tempi sono più maturi per avviare una vera transizione ecologica, basata su una nuova visione della mobilità, perché l’elettrico è solo una delle tante tecnologie del futuro. Per diffondere una vera cultura del cambiamento e far percepire i vantaggi di queste nuove tecnologie sulla qualità della vita delle nostre città e sul benessere del Pianeta, penso sia importante non fermarsi alle pure caratteristiche tecnologiche, ma coinvolgere in modo emozionale le persone, stimolandole a intraprendere un altro tipo di viaggio, per scoprire un nuovo piacere di guida e percorrere la strada che porta a un futuro più sostenibile.

Le esperienze che racconto sono realmente vissute in prima persona in modo che le persone possano riflettersi in esse e al tempo stesso trovare argomenti su cui riflettere”

Qualunque sia la forma in cui si esprime, l’arte è per me una fonte insostituibile di arricchimento culturale, riflessione, ispirazione e bellezza”

INFO

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