Anna Caterina Masotti torna a Bologna con un progetto inedito che trova sede negli spazi di Palazzo Tubertini, storica architettura bolognese oggi sede di Azimut Capital Management SGR SpA.

Il nuovo lavoro si intitola Eden. Il Giardino dell’anima, e già dal titolo dichiara una tensione che non è narrativa, bensì percettiva e simbolica. L’Eden evocato da Masotti non è un luogo originario da ricostruire né un altrove idealizzato, ma una soglia: uno spazio di ascolto in cui corpo e natura, materia e sensibilità, si incontrano senza gerarchie. Le immagini non descrivono, non spiegano, non raccontano una sequenza; si collocano piuttosto in quel punto fragile in cui la percezione si fa presenza e l’umano rinuncia al dominio per esercitare l’accoglienza.
Questa dimensione trova la sua più compiuta traduzione nella sala principale di Palazzo Tubertini, che diventa il nucleo concettuale e simbolico dell’esposizione. Le grandi vetrate in ferro battuto, il soffitto che richiama la struttura di una serra, le colonne decorate evocano con naturalezza l’immaginario dei Giardini d’Inverno vittoriani e Liberty: spazi sospesi tra interno ed esterno, tra artificio e natura, tra protezione e apertura. Non un semplice contenitore, ma una vera e propria metafora architettonica del progetto, in cui l’immagine fotografica si innesta come organismo vivente.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
La mostra presenta diciassette opere fotografiche, numero carico di una stratificazione simbolica che rimanda alla trasformazione spirituale, alla speranza e alla possibilità di rigenerazione. Un riferimento che si intreccia con il nucleo tematico della ricerca di Masotti, da sempre concentrata sull’universo femminile come spazio di metamorfosi, desiderio e crescita interiore. Le fotografie, stampate su chiffon di seta e arricchite da ricami in Lurex dorato, trasformano la superficie dell’immagine in una pelle sensibile, attraversata da minime vibrazioni luminose che interrompono la continuità visiva senza mai imporsi.
La selezione iconografica si articola attorno a nuclei tematici precisi. Le figure femminili, incarnazione dell’anima della donna, sono interpretate dalla figlia dell’artista, scelta che introduce una dimensione di autenticità non dichiarata ma strutturale, legata alla maternità, alla trasmissione e alla continuità generazionale. Accanto al corpo, emergono elementi simbolici ricorrenti: la farfalla, archetipo universale di trasformazione e rinascita; i dettagli botanici, con primi piani di Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti, che richiamano il vocabolario ornamentale dell’Art Nouveau e del Liberty, linguaggi che hanno celebrato la forza generativa e sensuale della natura.
Un ruolo decisivo è affidato alle ombre, spesso avvolgenti le figure: non semplici effetti luministici, ma presenze simboliche che alludono all’inconscio, alle zone non illuminate dell’identità, a un paesaggio interiore che si manifesta per stratificazione e sottrazione.
L’esperienza espositiva è amplificata da un allestimento sensoriale e multimediale che estende il concetto di giardino interiore oltre la dimensione visiva. Un brano musicale appositamente rielaborato dal produttore Giorgio Cencetti accompagna il percorso, fondendo musica classica contemporanea e suoni ambientali tipici dei giardini d’inverno: il cinguettio dei passeriformi, la pioggia che colpisce il vetro della serra, un tappeto sonoro che avvolge senza invadere.
Nella sala secondaria, un video mapping di una fontana introduce l’elemento dell’acqua come simbolo di emozione, flusso e trasformazione, mentre nel corridoio d’ingresso il visitatore è guidato lungo un passaggio più intimo e psicologico: la proiezione di un’ombra femminile che sussurra una frase e batte le ciglia segna l’accesso al “Giardino dell’anima”, mentre un secondo mapping di rami e foglie mossi dal vento simula la luce filtrata da una vetrata, suggerendo la presenza di un esterno che resta prossimo, ma mai invadente.
Eden. Il Giardino dell’anima si configura così come un’esperienza immersiva e stratificata, in cui fotografia, spazio, suono e immagine in movimento concorrono a costruire un racconto intimo e insieme universale. Un progetto che non cerca l’effetto, ma una forma di prossimità silenziosa; che non afferma, ma invita. In un tempo segnato dalla frattura tra umano e natura, il lavoro di Anna Caterina Masotti suggerisce una bellezza che non si impone, ma persiste: discreta, sensibile, radicalmente necessaria.
EXHIBITION VIEW
INFO
EDEN. Il giardino dell’anima
Di Anna Caterina Masotti
Bologna, Palazzo Tubertini – Azimut Capital Management SGR SpA
Dal 29 gennaio al 12 febbraio 2026











