Ceramiche Lenci. La collezione di Giuseppe e Gabriella Ferrero e la Torino del Novecento @ Andrea Guermani

CERAMICHE LENCI. La collezione di Giuseppe e Gabriella Ferrero e la Torino del Novecento ai Musei Reali di Torino

I Musei Reali si arricchiscono di una nuova sezione permanente, dedicata alle ceramiche della manifattura torinese Lenci e alla cultura figurativa di Torino tra le due guerre.

Questa nuova pagina nella storia dei Musei Reali รจ resa possibile dalla generosa donazione dei signori Giuseppe e Gabriella Ferrero che, con le figlie Silvia e Paola, hanno voluto incrementare il patrimonio culturale pubblico della cittร  con 132 opere ideate da diciassette artisti attivi per la manifattura Lenci, nella sua fase piรน creativa, tra il 1928 e il 1936.

La manifattura Lenci appartiene alla cultura della Torino tra le due guerre e a quel decennio cruciale in cui lo sviluppo della fabbrica fordista si confronta con la cittร  della merceologia di lusso, della moda e dellโ€™arredamento dโ€™avanguardia, in una fase di grande vitalitร  e di tensione civile, con radicali mutamenti urbanistici e il sorgere di nuove vocazioni, dallโ€™editoria, al cinema, alla moda, alle telecomunicazioni.

La collezione Ferrero รจ composta per due terzi da piccole sculture e per un terzo da oggetti dโ€™uso comune, vasi, ciotole, scatole, lampade, posacenere, candelieri e set da scrivania. Il percorso รจ articolato in dieci temi che rendono omaggio alla varietร  di soggetti e storie esplorati dai creatori della Lenci: la donna moderna, la donna ideale, la donna reale, il tempo e le stagioni, innamorati, scene di vita, miti e storie, il mondo nel vaso, la fiaba e le maschere, animali. Lโ€™allestimento progettato da Loredana Iacopino modella lo spazio con un nastro bianco sinuoso, che accompagna il pubblico alla scoperta delle collezioni, dove forma e colore diventano protagonisti. Lโ€™esposizione costituisce un ideale prolungamento delle sale dedicate al collezionismo di Riccardo Gualino, in un passaggio che dal gusto colto e sofisticato del grande imprenditore si frantuma nello scintillante repertorio di eleganti oggetti dโ€™arredo destinati al pubblico borghese, caratterizzato dalla fusione di temi e di stili che accolgono motivi di ispirazione viennese, geometrie futuriste, richiami allโ€™antico e rimandi alla pittura del post-impressionismo francese.

LA STORIA

La storia della Lenci inizia nel 1919, quando i coniugi Elena Kรถnig ed Enrico Scavini fondano a Torino la fabbrica con lโ€™obiettivo di dar vita a una produzione di giocattoli, bambole, confezioni, articoli di vestiario e arredamenti per la casa. La scelta di avviare una nuova produzione di statuette in terraglia smaltata si affaccia con lโ€™Esposizione Internazionale di Parigi del 1925 dedicata alle arti decorative, che sancisce i caratteri di ciรฒ che da allora viene definito lo Stile 1925, poi Art Dรฉco: una cifra che fonde eleganza formale e ritmicitร  compositiva, ricchezza dei materiali, citazioni colte da civiltร  del passato ed esuberanza dโ€™ornato. Inizia cosรฌ unโ€™avventura produttiva e commerciale che dal 1928, data della prima presentazione pubblica, giunge fino al 1964.

La scelta degli Scavini risponde alla piรน ampia esemplificazione delle tipologie, con lโ€™obiettivo di creare un repertorio di oggetti eleganti, adatti a un pubblico borghese dal gusto cosmopolita e moderno, con uno stile che sperimenta una morbida fusione di temi giocosi e ironici, in cui รจ maestro Mario Sturani, amico fraterno di Cesare Pavese e legato al circolo dei compagni del liceo Dโ€™Azeglio; ma anche scene di vita contadina e popolare, in cui primeggiano i coniugi Ines e Giovanni Grande; nudi arcaici e modernissimi come quelli di Gigi Chessa, dal 1929 nel Gruppo dei Sei di Torino; soggetti naturalistici sulle orme degli animalier francesi, modellati da Felice Tosalli; ninfe e principesse delle favole di Nillo Beltrami, Abele Jacopi, Claudia Formica e Sandro Vacchetti, fino allโ€™interpretazione scanzonata della donna moderna di Elena Kรถnig Scavini e di Abele Jacopi. Le ceramiche della collezione Ferrero documentano anche lโ€™attivitร  di figure di punta della cultura cittadina degli anni Venti, come il pittore Giulio Da Milano, sodale di Edoardo Persico, Massimo Quaglino e Giuseppe Porcheddu, attivi anche nel campo della grafica, dellโ€™illustrazione e della scenografia. Tra gli scultori, spicca il nome di Giovanni Riva, autore dal 1930 della monumentale Fontana Angelica di Piazza Solferino.

Nel nuovo allestimento, realizzato grazie al sostegno e alla collaborazione dei signori Ferrero e al contributo organizzativo della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, le ceramiche dialogano con una selezione di pitture e di sculture della collezione del Novecento della Galleria Sabauda. Si tratta di opere acquistate dallo Stato italiano tra il 1935 e il 1942 tramite la Soprintendenza, con lโ€™obiettivo di incoraggiare lโ€™attivitร  di giovani artisti sul territorio torinese e regionale. Vi figurano opere di Alloati, Bonfantini, Chessa, Cremona, Da Milano, Deabate, Galvano, Maccagno, Manzรน, Martina, Mastroianni, Menzio, Paulucci, Riva, Sartorio, Spazzapan, Valinotti, Vellan e altri artisti, a cui si aggiunsero, nel dopoguerra, donazioni di dipinti, acqueforti e litografie.

Le opere furono sin dallโ€™inizio cedute in deposito a diversi enti torinesi e il progetto di esporle in Galleria Sabauda non trovรฒ attuazione fino a quando, alla fine degli anni Ottanta, dopo un lungo lavoro di ricognizione, vennero riaccorpate alle collezioni della Pinacoteca. In stretta connessione con lโ€™esposizione della collezione Lenci, si presenta ora parte della raccolta, poco nota, ma significativa per la grande omogeneitร  culturale, trattandosi di opere che provengono dalle esposizioni del Sindacato Fascista di Belle Arti e organizzate a Torino dal Centro dโ€™Azione per le arti. Si delinea il panorama della situazione torinese, compresa la presenza sulla scena di un gruppo di artiste che si affermano attraverso la formazione di organismi sindacali specifici. Emerge anche il ruolo di primo piano rivestito dal paesaggio in Piemonte anche nel Novecento, al quale si affiancano altri filoni tematici come i ritratti, le nature morte e le scene di genere, evidenziando la vitalitร  della cultura artistica piemontese in rapporto o in contrasto con gli indirizzi di ricerca dellโ€™arte nazionale.

โ€œCon il dono di Giuseppe e Gabriella Ferrero, le collezioni di arte decorativa dei Musei Reali si aprono alla storia della Torino di primo Novecento โ€“ dichiara la Direttrice Enrica Pagella โ€“ una cittร  dalle identitร  plurime, impegnata a delineare un proprio profilo moderno ed europeo. Dobbiamo quindi alla famiglia Ferrero un doppio ringraziamento: per aver voluto legare il destino della loro collezione a una istituzione pubblica, radicando unโ€™importante pagina di storia della cittร  nella cittร , e per avere, con questo gesto di mecenatismo, riattivato un potenziale di sviluppo che per il museo significa nuovi spazi di studio e di ricerca e inedite opportunitร  di interpretazione sul carattere delle raccolte storiche, in una dialettica tra passato e presente che รจ la linfa per un dialogo vivo, duttile e sensibile con il pubblico di oggi e di domaniโ€.

INFO

Torino, Musei Reali | Galleria Sabauda

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