La mostra “Bernardo Bertolucci. Il Novecento”, dal 27 marzo al 26 luglio 2026 presso il Palazzo del Governatore di Parma celebra il cinquantesimo compleanno del film Novecento di Bernardo Bertolucci.

Presentato per la prima volta al 29° festival di Cannes – il 21 maggio del 1976 – e in sala dal settembre successivo, è stato salutato da subito come un classico contemporaneo e per questo oggetto di polemiche, dibattiti, interpretazioni, dispute che ne fanno una delle opere più acclamate e discusse degli anni Settanta in Italia e nel mondo. Decennio questo che, insieme al racconto sul film, entra nella narrazione della mostra per attraversare la febbrile atmosfera intellettuale del periodo e con esso tutte le utopie del secolo breve.
In occasione della mostra e del programma di iniziative, Fondazione Cariparma sostiene anche la Fondazione Bernardo
Bertolucci in un percorso triennale di crescita attraverso il bando Sostegno Resistente.
Il film, una delle pellicole più lunghe di sempre (317 minuti nella sua versione originale) racconta mezzo secolo di storia d’Italia tramite i destini paralleli di Olmo Dalcò e Alfredo Berlinghieri, da quella mattina dell’anno 1900 in cui il bastardo del clan dei mezzadri e il rampollo del padrone nascono nella stessa corte della Bassa Padana, regione natale del regista, fino al 25 aprile 1945, giorno della Liberazione.
Straordinari e internazionali il cast e la troupe: Robert De Niro, Gérard Depardieu, Alida Valli, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Laura Betti, Stefania Casini e Sterling Hayden solo per citarne alcuni. E ancora il direttore della fotografia Vittorio Storaro, la colonna sonora di Ennio Morricone, il montaggio di Kim Arcalli.
Tutte figure ricordate in mostra da fotografie scattate durante la lavorazione, testimonianze video, appunti e scritti di Bertolucci, e la sceneggiatura originale.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
La vasta esposizione si articola lungo venticinque stanze divise in quattro macro-sezioni:
› il contesto. Gli anni Settanta e l’Emilia dei Bertolucci, con manifesti originali, prime edizioni di libri e dischi storici, fotografie, giornali, poster delle grandi battaglie di un’epoca mossa dal gigantismo, accanto a memorie e reperti privati, intimi, della geniale famiglia Bertolucci e della loro terra natale;
› le riprese, con video inediti, materiali di scena, mappe a illustrare la vita inimitabile di una troupe che lavora insieme per un anno intero, inclusa la “mitica” partita di calcio giocata a Parma il 16 marzo del 1975, che oppose la troupe di Salò, diretta da Pier Paolo Pasolini, a quella di Novecento.
› il film, restituito attraverso un dialogo innovativo tra significative opere d’arte (Pellizza da Volpedo, Covili, Butti e altri) e installazioni, al fine di raccontare anche il seminale intreccio “a spirale” tra tempo ciclico e tempo lineare elaborato da Bertolucci nella pellicola.
Nelle campagne niente pare irreversibile: a una alternanza stagionale ne segue, inevitabilmente, un’altra, ed è per questo che si può parlare di tempo ciclico. Accanto a questo tempo ciclico in Novecento si affaccia anche il tempo lineare della grande Storia, che irrompe nella pellicola prima sotto forma delle nuove macchine agricole, poi degli scioperi e del socialismo, poi ancora della Grande guerra e infine del fascismo.
› la ricezione, inaugurata dal vero e proprio “trionfo” pittorico della mostra sotto il segno delle bandiere rosse – con alcuni dei maggiori artisti del Novecento italiano – e seguita poi dalla vivace, accesa, appassionata critica mondiale “pro o contro” Novecento.
Il visitatore viene così guidato nella genesi del film e nella sua eredità artistica, attraverso materiali inediti – si aprono per la prima volta gli archivi e saranno esposte centinaia di foto mai viste e materiali di lavoro –, testimonianze d’epoca e capolavori pittorici, tra cui opere di Lucio Fontana, Mario Schifano, Franco Mulas, Renato Guttuso, Salvo, Franco Angeli, Giulio Turcato, Alighiero Boetti. Tutti riuniti in una sola sala, insieme, a ricordare la bandiera rossa della scena finale: la più grande bandiera rossa che si sia mai vista in un film, composta con dozzine di drappi e vessilli più piccoli e dalle sfumature più varie. Un modo scenografico, attraverso i soggetti dei quadri esposti, per celebrare un’opera che ha segnato profondamente la storia del cinema moderno e che rappresenta, ancora oggi, una chiave di lettura universale della storia sociale, politica e culturale del nostro Paese.
La mostra consente di affrontare in modo originale una riflessione sul Novecento come secolo. Il socialismo, il fascismo, la Resistenza e il sogno di un futuro diverso nato da questa e che ha nutrito la generazione di Bertolucci e il lungo ’68. Un periodo storico in cui il mondo della civiltà contadina, vecchio di diecimila anni, vede in Occidente la sua fine tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta: appena in tempo per essere immortalato da Bertolucci un attimo prima della sua fine.
L’esposizione è anche un tributo al territorio e al genius loci di Parma e della sua provincia, terra natale di una famiglia geniale: da San Prospero Parmense, che aveva dato i natali al padre di Bernardo, Attilio, poeta e intellettuale imprescindibile del Novecento nostrano, al Convitto nazionale Maria Luigia, dove Attilio incontra un altro futuro artista capitale, Cesare Zavattini, fino ai luoghi del centro di Parma – inclusi il Liceo classico Romagnosi e l’Università – che hanno coronato l’unione con la moglie Ninetta Giovanardi, madre dei due artisti. Un capitolo a sé è dedicato alle dimore dei Bertolucci presso Baccanelli, dove Bernardo ha trascorso la sua infanzia, e presso Casarola, dove si trova la casa di famiglia, di proprietà della Fondazione Bernardo Bertolucci e parte di un parco letterario consacrato ai legami d’arte, oltre che di sangue, di una gens fondamentale per le sorti delle arti italiane del XX secolo. Luoghi e paesaggi sostrato per l’invenzione di un film epico sul mondo contadino quale è Novecento, rappresentato iconicamente nei titoli di testa dal dipinto Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, artista che apre la mostra.
Il catalogo, di Electa editore, a cura di Gabriele Pedullà, riunisce storici, narratori, poeti, filosofi, registi per raccontare in maniera unica, inaspettata, il film e i suoi primi cinquant’anni di vita.
EXHIBITION VIEW
INFO
Bernardo Bertolucci. Il Novecento
a cura di Gabriele Pedullà
Parma, Palazzo del Governatore
Piazza Giuseppe Garibaldi 19
27 marzo – 26 luglio 2026










