L’Archivio Arturo Vermi, in collaborazione con LEOGALLERIES di Monza, annuncia due appuntamenti di rilievo che riaffermano la centralità dell’opera di Arturo Vermi nel panorama del minimalismo europeo e ne rilanciano la ricezione in ambito internazionale.
Da un lato, tre opere dell’artista saranno esposte per un periodo di cinque anni nella nuova sede londinese di Casa Italia – Buckingham Gate; dall’altro, dal 5 febbraio al 5 maggio 2026, il Museo del Grabado Español Contemporáneo di Marbella ospiterà la prima mostra in Spagna dedicata a questo pioniere di una poetica del minimo radicale e contemplativo.

L’ingresso delle opere di Vermi a Casa Italia segna un passaggio simbolico e politico insieme. La nuova sede, situata a pochi passi da Buckingham Palace, rappresenta un cambio di paradigma nella presenza istituzionale italiana a Londra: non solo un luogo di rappresentanza, ma un dispositivo culturale che intreccia identità, sostenibilità ed efficienza. L’edificio vittoriano, esteso su quasi 2.000 metri quadrati e destinato ad accogliere oltre ottanta funzionari dell’Ambasciata, dell’Istituto Italiano di Cultura e dell’ICE, diventa così anche spazio di sedimentazione visiva e concettuale. In questo contesto, l’opera di Vermi agisce come forma di resistenza silenziosa, capace di abitare l’architettura istituzionale senza piegarsi alla retorica dell’ornamento.
Parallelamente, il Museo del Grabado di Marbella inaugurerà la stagione espositiva 2026 con la mostra La perseveranza del minimo: Arturo Vermi, a cura di Simona Bartolena. Si tratta della prima esposizione spagnola dedicata all’artista, costruita attraverso una selezione rigorosa di dipinti e sculture, affiancata da opere provenienti dalla collezione del museo di artisti quali José Guerrero, Joan Hernández Pijuán ed Elena del Rivero, oltre ai lavori dell’artista sudcoreano Hyong Keun-yun. Un dialogo che amplia il campo, collocando Vermi all’interno di una costellazione internazionale di ricerche affini per tensione spirituale e disciplina formale.
Se il minimalismo statunitense degli anni Sessanta ha privilegiato la freddezza dell’oggetto e la neutralità industriale — basti pensare a Donald Judd o Dan Flavin —, in Europa questa stessa istanza di riduzione ha assunto un carattere più introspettivo, spesso intrecciato a riflessioni filosofiche e metafisiche, in risonanza con le culture del Giappone e della Corea. Arturo Vermi (1928–1988) si colloca in questo snodo con sorprendente anticipo, rivelandosi un ponte tra la razionalità occidentale e una sensibilità orientata al silenzio, al tempo lungo, alla sospensione.
Il minimalismo di Vermi non è mai esercizio di stile né puro azzeramento visivo. È, piuttosto, una pratica di concentrazione estrema, in cui ogni linea e ogni intervallo assumono valore simbolico. La ripetizione e la geometria non funzionano come moduli seriali, ma come strumenti di meditazione. Centrale, in questo senso, è il ruolo del vuoto: non assenza, bensì spazio attivo, campo di possibilità, “silenzio visivo” che amplifica la presenza delle forme. Un vuoto che rimanda implicitamente al pensiero zen e a una concezione dell’opera come esperienza, più che come oggetto.
INFO
La mostra “La perseveranza del minimo: Arturo Vermi”
è visitabile nelle sale 8 e 9 del Museo dell’Incisione Spagnola Contemporanea, situato nell’Ospedale Bazán nel centro storico di Marbella, fino al 5 maggio








