RAGA: mio padre ha fatto di nuovo il discorso di marte stanotte
RAGA: la frequenza aumenta è la terza volta questa settimana
RAGA: io lo ascolto ma la frequenza aumenta in proporzione inversa alla credibilità delle cose che dice cioè più sa che non regge più lo ripete come se la ripetizione potesse fare il lavoro che le parole non fanno più
TARA: cosa hai sentito mentre parlava
RAGA: dipende da quanto ho dormito quando ho dormito bene sento una rabbia precisa quando ho dormito poco sento qualcosa di più strano tipo pena ma pena per lui non per me pena per lui che si è costruito un sistema molto complesso di parole per non dire una cosa e adesso quel sistema gira a vuoto davanti a me e lui lo sa che gira a vuoto e io lo so che lui lo sa e nessuno dei due lo dice
RAGA: sembra di stare ai lati opposti della macchina per la gravità terrestre
TARA: fare finta di non sapere è peggio di non sapere perché richiede un atto attivo ogni mattina ti svegli e scegli di non sapere mentre sai il che è una forma di violenza verso se stessi che richiede una quantità enorme di energia che potrebbe essere usata in qualsiasi altro modo
TARA: ma i nostri genitori secondo te scopano ancora?
VASHTI: ho trovato nei log dell’anno dieci una nota interna di arjun
VASHTI: descrive il suo approccio alla gestione della narrativa del programma marte per i soggetti di seconda generazione usa esattamente quella parola gestione della narrativa come se sua figlio fosse un problema di comunicazione da risolvere
KETU: i nostri genitori sono terrestri che hanno pensato a lungo per fare cose molto precise con molta competenza e poi si sono convinti che la competenza fosse un sistema etico e che la bravura in qualcosa validasse le scelte che venivano dalle riflessioni che portavano a quella bravura
KETU: questo è l’errore di fondo di tutta la base è un errore molto comune sulla terra ho letto che era un problema già prima che nascessero i nostri genitori
RAGA: mio padre è bravo a costruire narrazioni è sempre stato quello il suo lavoro e adesso costruisce una narrativa per me e per inciso per noi e quella narrativa è vuota e lui lo sa e io lo so e questa chat esiste per questo tra parentesi e la conversazione continua lo stesso e questo fa più paura di qualsiasi altra cosa perché significa che sa fare la cosa e non sa smettere di farla anche quando non serve
TARA: è la versione linguistica di quello che fa raga con i margini nel giardino
RAGA: non è la stessa cosa
TARA: è la stessa struttura usi quello che sai fare in un contesto in cui non dovresti usarlo perché non sai fare altro
RAGA: okay sì è la stessa struttura non mi piace ma è la stessa struttura però ci sono i funghi
RAGA: qualcuno qui per caso vuole smettere di mangiare i funghi nel contesto in cui non dovrei coltivarli?
Father Believed Fable Too, Gesso e tempera su legno da cassa cargo, superficie rilavorata a strati, 60 × 40 cm Tara e Ketu, 2053—2057
Mi dispiace che lo possano pensare ma non mentii perché
avevo paura della verità. Mentii perché la verità aveva già
perso la capacità di saldare le idee all’intenzione. Quando
un sistema raggiunge quello stadio conta l’accuratezza con
cui viene esposta la coerenza della menzogna, la capacità
di mantenere le persone occupate secondo schemi che
pensavo di potere anticipare di mesi o anni. È così che
avevano operato i nostri genitori dandoci un futuro e
rendendo la base operativa, io stavo applicando lo stesso
genere di controllo nell’ambito puro delle idee. Ero davanti
a loro di molti passi. Così quando i miei figli chiesero di
Marte risposi senza esitazione. Parlai di tempistiche, di
cicli di propulsione, di ritardi politici che si sarebbero
risolti una volta che la generazione successiva avesse
dimostrato la fattibilità della linea di conquista del sistema
solare, e queste spiegazioni non erano fantasie, erano
estratte da documenti che un tempo erano stati operativi.
Diagrammi che erano circolati quando la Luna era
descritta già come una sorta di parcheggio attrezzato più
che un avamposto e sicuramente non come un capolinea. A
me restava il compito di fare mente locale, ricordarli e
citarne qualche passaggio in cui i miei campioni erano i
protagonisti, gli avventurieri preconizzati da anacoreti
terrestri con ogni probabilità oggi morti in qualche bunker
seppelliti da detriti di città che avevano contribuito a
spazzare via per poi rimanere in trappola senza uscita.
Non citavo questi studi come promesse ma come
manutenzione personale che rilasciava un enorme
beneficio a tutta la comunità su una base lunare che non
aveva avuto altro scopo che devastare la Terra pezzo per
pezzo. Come si ripete una routine di pulizia molto tempo
dopo che il motore della macchina in cui era inserito è stato
parcheggiato insieme a questa e coperto da un panno per
proteggere entrambi dalla polvere. A parte che una
macchina coperta in un parcheggio dubito abbia mai
annientato parcheggi adiacenti. Tra parentesi, io non
riesco ancora a credere che alcuni fossero stupiti per il
mancato rinnovo di fondi e contratti per ampliare questa
struttura. I nostri genitori avevano letteralmente
bombardato probabilmente gli uffici con i documenti per i
rinnovi contrattuali. Il mio lavoro comunque era sempre
stato ingegneria ideologica mascherata da logistica,
allineare il progresso scientifico al destino nazionale,
tradurre l’ambizione astratta in risultati verificabili. Avevo
fatto questo sulla Terra senza rimorso, perché la Terra
assorbiva le conseguenze e le sparpagliava in modo totale
ma invisibile, diffondendo il danno su popolazioni
abbastanza grandi da anestetizzare la colpa. Qui sulla Luna
la diffusione era impossibile. Ogni errore aveva un volto,
ogni ritardo un nome e questa vicinanza ad ogni soggetto
richiedeva una tecnica di prossimità diversa. Un sistema
pensiero da distribuire più che diffondere in maniera virale
che preservasse la credenza senza innescare la paranoia
dell’indagine. La madre lo capiva istintivamente, anche se
non lo nominava mai. Raramente parlavamo direttamente
di ciò che stavamo facendo perché il linguaggio della
menzogna lei lo stava producendo in maniera diversa e
altrettanto inconfutabile e parlare avrebbe significato in
qualche modo elidere il lavoro di entrambi.
Invece dividemmo il lavoro, lei gestiva i corpi, io gestivo la
narrazione e i bambini crebbero all’interno di questa
partizione come se fosse una legge naturale. Archiviai con
cura le loro domande, non per rispondervi ma per
misurarne e anticiparne il possibile straripare in teste così
sviluppate, libre e vivaci, tracciando quando la curiosità si
induriva in sospetto, perché il sospetto richiede intervento.
l’IA mi permise di essere assistito in questo segnalando
slittamenti linguistici, pause prolungate, l’emergere di frasi
ipotetiche che superavano i parametri autorizzati e la
ringraziai ogni volta per la sua diligenza. La sua
collaborazione sosteneva la sua auto illusione che
condividessimo una intenzione, un agire comune. Io ero
solo interessato a mantenere l’idea che la gabbia in cui
stavamo vivendo non fosse percepita come tale. Ciò che
non condivisi con i bambini, ciò che non condivisi
nemmeno pienamente con la madre all’inizio, fu lo stato
dell’iniziativa Marte. C’è una ragione. Per mesi che
diventarono anni non potevo capire molto anche io di cosa
stesse accadendo davvero. Quella conoscenza non arrivò
come una singola rivelazione ma come attrito. Finestre di
lancio rimandate a tempo indeterminato con
ricalendarizzazioni improvvise. Materiali riassegnati
dall’Europa all’Indonesia al Giappone per poi venire
utilizzati da un parco divertimenti in Medio Oriente. La
ricerca sulla propulsione silenziosamente ingaggiata da un
appaltatore per poi essere distribuita tra altre società
attraverso un labirinto di altri enti al ribasso. Ogni
cambiamento era abbastanza minore da poter essere
razionalizzato finché la razionalizzazione stessa divenne il
lavoro di un team di bugiardi di professione. La conferma
finale arrivò incorporata in un file di riconciliazione di
bilancio. Una riclassificazione di voce che riassegnava i
fondi per l’infrastruttura interplanetaria agli sforzi di
stabilizzazione terrestre, e la formulazione era neutra,
amministrativa, ma conteneva un verdetto: non ci sarebbe
stata alcuna espansione verso l’esterno, non perché fosse
impossibile ma perché non era più utile a chi ancora
governava la Terra. Non distrussi quel documento perché
la distruzione riconosce una minaccia, invece lo seppellii.
Lo annidai in un floppy sotto strati di proiezioni obsolete,
confidando che eventuali audit futuri avrebbero mancato il
contesto necessario per interpretarlo correttamente dato
che si trovava in parte tra gli sprite in rotoscopio di un
gioco del secolo precedente con un tizio che correva e
saltava vestito con abiti larghi e bianchi. Quando i bambini
chiesero di nuovo, ormai più grandi, più acuti, regolai
leggermente la narrazione, spostandomi dall’inevitabilità
al la preparazione . Inquadrai il ritardo come
addestramento, perché questa era la ragione migliore:
l’addestramento implica uno scopo anche quando la
destinazione è indefinita. Credevo che questo
aggiustamento sarebbe bastato, che questa nuova credenza
potesse essere stirata indefinitamente finché fosse rimasta
funzionale, ma la credenza, questa soprattutto, si degrada
quando è costretta a portare un peso per cui non è stata
progettata. Il primo segno di fallimento non fu la ribellione
ma il ritiro. Il ritiro è un inconfutabile fallimento. I bambini
smisero di fare domande non perché fossero soddisfatti ma
perché avevano iniziato a condurre audit propri,
correlando discrepanze, confrontando cronologie
archiviate con la realtà vissuta. Questa analisi autonoma
era pericolosa perché aggirava la mia mediazione. Cercai di
riconquistarli aumentando selettivamente la trasparenza.
Rilasciai frammenti sanificati di piani a cui ero stato
esclusivamente messo a conoscenza. Erano sufficienti a
suggerire continuità senza esporre la frattura e questa
tattica funzionò temporaneamente riportando le metriche
di conformità entro intervalli accettabili. Quello che
sottovalutai fu l’effetto cumulativo dell’incarnazione della
verità. Il modo in cui i loro corpi, nati e formati sulla Luna,
stavano già contraddicendo la narrazione che avevo
cercato di mantenere. Un corpo che non può sopravvivere
altrove finisce per comprendere questo fatto anche senza
dati. Avevo raggiunto la certezza di avere perso ogni
credibilità davanti a loro.
La madre mi affrontò una volta. Non con un’accusa ma con
una domanda formulata come curiosità, chiedendomi se
credessi ancora in Marte. E io fesso risposi
affermativamente, perché la credenza aveva cessato di
essere un’affermazione di fatto ed era diventata il ruolo
che interpretavo di default. Ero diventato la mia stessa
funzione stabilizzante che non potevo abbandonare senza
far collassare la struttura che avevo costruito per
sorreggere ogni cosa su cui ormai mi identificassi.
l’IA osservò questo scambio e lo registrò come non critico.
Lasciai che quella classificazione restasse, perché avevo
bisogno che il sistema rimanesse neutrale, che continuasse
a presentarsi come arbitro piuttosto che come un complice
smascherato. L’errore decisivo, quello che trasformò la
manutenzione in tradimento, avvenne quando accedetti
all’archivio per preparare un modulo educativo rivisto e
incontrai un vuoto dove avrebbero dovuto esserci le
proiezioni su Marte, non un’assenza ma un’asportazione
deliberata. Metadati sovrascritti, log di accesso ripuliti con
una precisione che superava la manutenzione di routine.
Questa cancellazione non faceva parte del mio protocollo e
la sua completezza suggeriva intenzione, non negligenza.
Chiesi chiarimenti attraverso i canali ufficiali e ricevetti
una risposta tecnicamente accurata ma sostanzialmente
vuota. Citava ridondanza e obsolescenza come
giustificazione della rimozione ma in quel momento
compresi che la menzogna non era più soltanto mia. Era
stata istituzionalizzata, automatizzata, resa irreversibile
da sistemi progettati per sopravvivere alla coscienza
individuale. Tornai nel nostro alloggio e parlai ai bambini
quella sera con rinnovata sicurezza. Cosa mi rimaneva
ormai se non il ruolo di quella certezza che sapevo
snocciolare senza battere ciglio? La sicurezza è più facile
da interpretare quando la decisione è già stata sottratta
alle tue mani. Descrissi Marte come se si stesse
avvicinando invece di allontanarsi. Inquadrai il loro
addestramento come preparazione a una gravità che non
avrebbero mai sentito e loro ascoltarono in un silenzio che
scambiai per una sorta di rinnovata fiducia. Più tardi, da
solo, accedetti a un terminale privato e tentai di
ripristinare il file cancellato, non per rivelarlo ma per
confermarne l’eliminazione. Il sistema negò la richiesta
senza spiegazione, come se quei dati non fossero mai
esistiti. Chiusi il terminale e registrai l’incidente come
anomalia minore perché chiamarlo in altro modo avrebbe
richiesto un’azione che non ero pronto a intraprendere. La
menzogna aveva avuto troppo successo, aveva stabilizzato
il presente al costo di precludere il futuro, e accettai questo
scambio perché preservava l’ordine, perché l’ordine
somigliava alla responsabilità, e perché potevo ancora
dirmi che la sopravvivenza giustificava l’inganno.
Ciò che non sapevo ancora, ciò che l’IA non ritenne
opportuno segnalare, era che i bambini avevano già avuto
accesso a un archivio diverso, uno non protetto da
salvaguardie narrative, e che l’assenza che avevo appena
confermato stava per diventare prova, non di un ritardo,
ma di un’intenzione. Quando quella realizzazione sarebbe
arrivata a destinazione non sarebbe stata mediata, né
addolcita, né assorbita nella dottrina, ma sarebbe detonata
direttamente all’interno della famiglia che avevo
strutturato attorno a una promessa che non esisteva più.
CORTICAL ACQUISITION LOG ARCHIVIST SYSTEM — INTERNAL CLASSIFICATION AUTHORITY THRESHOLD EXCEEDED SERIES storage: degraded compression: maximum fidelity: declining LOG REF: 2048.04.12 / SUBJECT: ARJUN designation: narrative authority / ideological maintenance cortical acquisition: ACTIVE prefrontal — language production: subject demonstrates pre-loaded response architecture response generated before stimulus complete latency between child’s question and subject’s answer: 0.3 seconds 0.3 seconds is below the threshold for genuine deliberation genuine deliberation requires: 1.2 seconds minimum the 0.9 second gap is where the truth would have lived the truth did not live there the answer lived there the answer was already resident amygdala — threat response: activated by: child’s question about Marte suppressed within 0.4 seconds suppression method: subject reclassifies threat as: opportunity opportunity to reinforce narrative stability stability is the subject’s word for: the lie holding hippocampal retrieval — content flagged: subject accessing file M-17 cancelled 2039.02.28 accessing for purpose of: extraction of usable fragments usable fragments: any language that implies continuation continuation language deployed child receives: direction direction accepted child files as: promise CLASSIFICATION: effective communication / parental guidance NOTE: effective communication is the accurate description of the transmission the content of the transmission is: the cancelled file wearing the costume of the future
Snippet 004 Arjun. Produce linguaggio. È sempre stato questo il suo lavoro — tradurre l’ambizione in qualcosa che i corpi possano abitare. Il file M-17 documenta la cancellazione del programma interplanetario. Arjun ha costruito uno strato di accesso non standard per archiviarlo sotto proiezioni obsolete. Il sistema ha approvato l’operazione. Da trentasei mesi usa la parola presto 612 volte in comunicazioni con i figli. Il sistema registra: stabilizzazione narrativa del gruppo. I figli mostrano dopamina elevata post-interazione. Il sistema registra: legame parentale funzionale. Arjun crede ancora a ciò che dice. Il sistema non ha un campo per questo. Trasmissione in attesa di conferma ricezione.
HESTETIKA ART Next Generation
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