Fondazione Arnaldo Pomodoro e Fondazione ICA Milano presentano Dancing at the Edge of the World, mostra collettiva che riunisce i cinque artisti finalisti dell’VIII edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura: Bronwyn Katz, Dan Lie, Yu Ji, Trương Công Tùng e Luana Vitra.

Dancing at the Edge of the World. Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura – 8th edition, curated by Federico Giani and Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro and the artists.
Ph. credits. Andrea Rossetti Archive
La mostra segna un momento centrale del percorso del Premio e offre al pubblico uno sguardo sulle direzioni più attuali della ricerca scultorea internazionale.
Istituito nel 2006 per volontà di Arnaldo Pomodoro, il Premio è tra i pochi – in Italia e all’estero – dedicati nello specifico alla scultura. Ogni edizione agisce come un osservatorio rivolto al panorama internazionale, individuando artiste e artisti di età compresa tra i 25 e i 45 anni la cui ricerca individuale esprime un contributo significativo rispetto alle riflessioni in corso sulle pratiche e sull’idea stessa di scultura nella contemporaneità. Gli artisti sono selezionati da una giuria presieduta da Anne Reeve (Curatrice, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington) e composta da Federico Giani (Curatore, Fondazione Arnaldo Pomodoro), Sohrab Mohebbi (Direttore, Sculpture Center, New York e membro del Comitato scientifico di Fondazione Arnaldo Pomodoro), Julia Morandeira Arrizabalaga (Direttrice di Studi, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía) e Chiara Nuzzi (Curatrice e Manager editoriale, Fondazione ICA Milano).
A partire da quest’anno, grazie al prezioso contributo di Venini, il premio in denaro passa da 10.000 a 30.000 euro, rafforzando così il sostegno del Premio alla ricerca e alla sperimentazione dell’artista che vincerà l’ottava edizione, ricevendo inoltre una targa commemorativa appositamente realizzata da Venini.
Secondo il regolamento del Premio, la Giuria è chiamata a nominare un unico vincitore. Tuttavia, a seguito della scomparsa di Arnaldo Pomodoro il 22 giugno 2025 e richiamando prestigiosi precedenti come il Turner Prize 2019 e il Preis der Nationalgalerie 2024, i finalisti hanno espresso il desiderio di poter condividere ex aequo il Premio in memoria di Pomodoro. La richiesta è stata accolta all’unanimità dalla Giuria e da entrambe le Fondazioni, nel pieno riconoscimento del valore simbolico di tale scelta.
Dancing at the Edge of the World. Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura – 8th edition, curated by Federico Giani and Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro and the artists.
Ph. credits. Andrea Rossetti Archive
La mostra dei finalisti è nata e si è sviluppata come un momento di confronto e produzione in cui nuove opere, concepite appositamente per l’occasione, dialogano con lo spazio di Fondazione ICA Milano, che assume un ruolo centrale nel processo creativo degli artisti. La scultura emerge così come campo aperto di ricerca critica, sensibile alle trasformazioni culturali, ecologiche e sociali del presente.
Il titolo richiama l’omonima raccolta di saggi di Ursula K. Le Guin, pubblicata nel 1989, che invita ad aprire il pensiero a prospettive alternative e a considerare l’immaginazione come strumento politico e sociale. La mostra si propone come spazio di incontro e possibilità, dove la scultura – come la danza – diventa forza capace di espandere i limiti della percezione e generare nuove visioni.
Racconta Chiara Nuzzi, curatrice della mostra con Federico Giani: «Questa danza – qui scandita da posture, immagini, parole, imprevisti, pulsazioni, materia e compromessi – permette l’incontro con alcune pratiche artistiche che tentano di trasformare, spesso inconsapevolmente, il pensiero che sta portando all’inesorabile distruzione del pianeta. A partire dalla concezione della scultura, intesa come medium in costante rinnovamento, movimento ed evoluzione, il progetto esplora nel suo insieme prospettive alternative capaci di riconoscere il potenziale dell’arte contemporanea nel riorientare le traiettorie epistemologiche e ontologiche in un’epoca di crisi ecologica ed esistenziale e relazionale.»
In questo contesto, la scultura si manifesta come entità viva e in continua trasformazione: non oggetto statico, ma intervento critico e visionario capace di riformulare le relazioni tra umano e non umano, naturale e artificiale, tempo e spazio. Sebbene la figura umana sia quasi del tutto assente, le opere interrogano profondamente l’esperienza incarnata dell’esistenza e le molteplici forze — naturali, ambientali, climatiche, architettoniche, politiche e tecnologiche — che ne determinano le condizioni. Come osserva Anne Reeve, Presidente della Giuria del Premio: le ricerche qui proposte delineano un nuovo biomorfismo, una morfologia del corpo capace di abitare la dissoluzione di confini fisici e temporali.
Continua Federico Giani: «Pur trasformata in questo modo, la scultura contemporanea – figurativa, non figurativa, installazione e ambiente – ha mantenuto la sua relazione storica, concettuale e ontologica con il corpo. Da una prospettiva fenomenologica, come ha affermato Ingvild Torsen in un saggio di qualche anno fa, il corpo della scultura non è semplicemente un oggetto tridimensionale, ma un corpo vivente, paragonabile a un corpo umano. Infatti, come il corpo umano, al di là del suo aspetto e, quindi, della sua rappresentazione, il corpo della scultura è il luogo costitutivo dell’esistenza, del significato e dell’interazione.»
IL PERCORSO ESPOSITIVO
Dancing at the Edge of the World si apre con The secret code… di Trương Công Tùng (1986, Vietnam), un’installazione immersiva che intreccia oggetti artificiali ed elementi naturali, spingendo l’immaginazione verso altri mondi, umani e non. Nell’immergere il pubblico in un universo effimero dove tempo e spazio si infrangono e si compenetrano, gli elementi che compongono l’opera – uova di piccione artificiali, un’incubatrice industriale, ali di termiti, una tanica piena d’acqua nera – funzionano non solo come materiali ma anche come meccanismi di vita capaci di sollevare interrogativi sul rapporto tra gli esseri umani e i sistemi biologici che essi costruiscono e influenzano.
Attraverso un’articolata installazione intitolata Forager – Lunch (2020-2026), Yu Ji (1985, Cina) riunisce elementi diversi dislocati nello spazio espositivo tra cui due sculture, alcune stampe fotografiche in bianco e nero alle quali sono sovrapposte dei disegni, e un video trasmesso da un vecchio televisore. L’opera si configura come una coreografia, un racconto dei modi in cui abitiamo il mondo, conferendo ai materiali una profondità atemporale paradossalmente in contrasto con il concetto stesso di scultura.
Bronwyn Katz (1993, Sud Africa) esplora la convergenza tra corpo umano e geologia terrestre, utilizzando i materiali scultorei come elementi fonetici di una lingua o di una notazione musicale immaginaria. L’installazione esposta – kx’ũi domma (2026) – costituisce un luogo d’incontro tra storia personale e collettiva, evocata attraverso materiali sfruttati, trascurati o cancellati dell’Africa meridionale quali la sabbia e il terriccio, il rame e lo spago, la cera d’api, frammenti di conchiglie e diverse specie vegetali locali. La voce del bis bisnonno dell’artista accompagna l’opera attraverso una traccia sonora, espandendosi nello spazio e facendosi presenza fisica.
Anche per Luana Vitra (1995, Brasile) il legame con la terra d’origine – il territorio di Minas Gerais – e il riconoscimento della dimensione spirituale e soggettiva insita in determinati materiali rappresentano gli elementi fondamentali per la propria ricerca. Birth Calculation – Variation 2 (2026) propone una riflessione alchemica sui processi di trasformazione della materia, rivelando una ritualità quasi sacrale nella disposizione dei componenti, tra i quali domina visivamente la polvere blu di Wagi, simbolo dello spirito.
Nell’opera di Dan Lie (1988) il non-umano diventa protagonista, evidenziando dinamiche di interdipendenza e trasformazione. Secondo una pratica ormai consolidata nel lavoro di Lie, Regarding Yellow Thoughts 3 (2026) è realizzata tramite il parziale riuso e la riconfigurazione di installazioni precedenti. La scultura, composta da tessuti tinti con la curcuma sui quali spiccano alcuni mazzi di fiori, crea una relazione organica dove tutti, anche il pubblico e l’ambiente circostante, hanno un ruolo. Parallelamente, la pratica di Lie si estende anche al disegno con la serie The Reek Testimonial. I disegni funzionano sia come studi intimi sia come premonizioni concettuali dell’installazione, traducendo il processo di fermentazione, decadimento e crescita in un linguaggio visivo immediato e tattile attraverso acquerello, gouache e morbidi pastelli a olio.
Attraverso la pluralità delle ricerche presentate, la mostra invita il pubblico a riconoscere un mondo interconnesso e in trasformazione, stimolando nuovi modi di percepire e comprendere le geografie contemporanee. La mostra, arricchita da una pubblicazione edita da Lenz Press in uscita a maggio 2026, conferma così la missione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura: sostenere una ricerca capace di esplorare nuove frontiere concettuali e relazionali, promuovendo il dialogo tra sperimentazione artistica e riflessione critica.

Dancing at the Edge of the World. Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura – 8th edition, curated by Federico Giani and Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro and the artists.
Ph. credits. Andrea Rossetti Archive
INFO
DANCING AT THE EDGE OF THE WORLD
Mostra dei finalisti
Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura – VIII edizione
Artisti: Bronwyn Katz, Dan Lie, Yu Ji, Trương Công Tùng, Luana Vitra
A cura di Federico Giani e Chiara Nuzzi




