Metafisica/Metafisiche a Milano: la grande mostra diffusa tra Palazzo Reale, Museo del Novecento, Gallerie d’Italia e Grande Brera

Metafisica/Metafisiche non è una semplice mostra ma un dispositivo culturale complesso che mette in tensione tempo, spazio e linguaggi, articolandosi a Milano tra Palazzo Reale, Museo del Novecento, Gallerie d’Italia e Grande Brera–Palazzo Citterio, con un programma multidisciplinare che coinvolge l’intera città.

Cuore pulsante dell’iniziativa, a cura di Vincenzo Trione, è la grande mostra Modernità e malinconia a Palazzo Reale, realizzata con la collaborazione scientifica della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e del Museo Morandi, e con la partecipazione degli Archivi Savinio e Carrà.

Oltre quattrocento opere – dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, modelli architettonici, riviste, fumetti, video e materiali sonori – provenienti da più di centosettanta istituzioni e collezioni internazionali, compongono un atlante visivo che restituisce la Metafisica non come stile chiuso, ma come postura mentale, come manière de voir destinata a riattivarsi ben oltre il contesto storico della sua nascita.

Ogni cosa [ha] due aspetti: uno corrente quello che vediamo quasi sempre e che vedono gli uomini in generale, l’altro lo spettrale o metafisico che non possono vedere che rari individui in momenti di chiaroveggenza e di astrazione metafisica, così come certi corpi occultati da materia impenetrabile ai raggi solari non possono apparire che sotto la potenza di luci artificiali quali sarebbero i raggi x.

Giorgio de Chirico, Sull’arte metafisica
Giorgio de Chirico- Enigma della partenza, anni trenta
Olio su tela, 38,50 x 41 cm – Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma)
© Giorgio de Chirico, by SIAE 2026

PALAZZO REALE

Pictor Optimus

Prologo ed epilogo sono dedicati a Giorgio de Chirico. Una scelta che riafferma con forza la centralità dell’opera del Pictor Optimus, profeta di un’originale filosofia dell’arte e, insieme, testimone del possibile destino di questa stessa filosofia.
“Noi metafisici (dico noi par délicatesse)”, scrive de Chirico, rivendicando una postura insieme ironica e fondativa.

La Metafisica

Il primo atto della mostra “ferma” la nascita del gruppo della Metafisica nel 1917 a Ferrara, nell’ex ospedale psichiatrico di Villa del Seminario. Una sorta di “società per azioni”, come la definirà de Chirico. Accanto a lui, Carlo Carrà, Alberto Savinio e Filippo de Pisis: personalità distanti per temperamento e visione, accomunate da una proposta scandalosa per l’epoca, ovvero l’avvio di un dialogo problematico e aperto tra l’effimero e l’eterno.

È un’estetica destinata a incidere profondamente anche sulla ricerca di Giorgio Morandi, l’altra voce decisiva di questa esperienza.

Questo capitolo introduce una vera e propria forzatura storico-critica. In sequenza, non solo le opere realizzate durante l’età dell’oro della Metafisica, ma anche quelle prodotte nei decenni successivi, fino agli anni Quaranta. L’obiettivo è dimostrare come quella poetica abbia rappresentato, per de Chirico, Carrà, Savinio, de Pisis e Morandi, una necessità permanente: un sillabario visivo che non hanno mai smesso di rimodulare.

Una contraddizione apparente

A differenza dei protagonisti del Futurismo, di De Stijl, del Bauhaus o dell’Esprit Nouveau, i metafisici conducono la loro esperienza all’interno della cornice tradizionale dell’opera d’arte. Non senza concedersi, tuttavia, significativi slittamenti linguistici.
La sfida è chiara: portare la pittura altrove, avviando dialoghi con il teatro, il cinema, la moda, in segreta sintonia con un’esigenza ricorrente delle avanguardie storiche.

Le Metafisiche

L’esposizione indaga poi un colpo di scena inatteso. Per una cabala difficile da prevedere, i pittori metafisici diventano padri segreti di ampie regioni dell’arte del XX e XXI secolo.
Dal Dadaismo al Surrealismo, dalla Nuova Oggettività al Realismo Magico, dalla grande astrazione europea e statunitense del secondo dopoguerra alla Pop Art, dal Concettuale al Postmoderno.

Altre metafisiche

La mostra documenta inattese riprese e riattivazioni. Piazze e statue, archi e portici, torri e ombre, manichini e nature morte assumono il valore di lettere di un alfabeto visivo che viene riletto su registri diversi in momenti significativi della fotografia, dell’architettura, del design, della moda, del teatro, del cinema, del graphic novel e della musica tra XX e XXI secolo. Tra tributi e reinvenzioni.

Il percorso è costellato, in ogni sala, da vere e proprie “zoomate”: approfondimenti dedicati a opere particolarmente rivelatrici. È inoltre segnato da continui “affioramenti” di dipinti dei maestri metafisici, un artificio curatoriale volto a dimostrare l’attualità persistente di quelle iconografie.

L’itinerario si arricchisce infine di alcune “parentesi” che ricostruiscono il contesto storico e culturale nel quale la Metafisica è nata e si è affermata.

MUSEO DEL NOVECENTO

Il secondo atto dell’esposizione indaga il rapporto tra alcuni protagonisti della Metafisica e Milano, città-laboratorio e crocevia di esperienze artistiche. La Scala, la Triennale: luoghi chiave nei quali si concentrano le “presenze” di Giorgio de Chirico, Carlo Carrà e, soprattutto, Alberto Savinio.

Autore di Ascolto il tuo cuore, città (1944), uno dei più appassionati e inquieti omaggi letterari dedicati al capoluogo lombardo, Savinio condensa nel testo “tutto l’amore ‘carnale’ che uomo può avere [per] una città”. A questo romanzo documentario è dedicato un omaggio di Mimmo Paladino: una sequenza di tavole concepite come uno storyboard d’impronta neorealista, capace di tradurre in immagini il ritmo e le visioni della scrittura saviniana.

Ancora Savinio è al centro di un ulteriore intervento contemporaneo: una sua riflessione giornalistica diventa il nucleo di un’installazione luminosa permanente di Joseph Kosuth, collocata sulla facciata laterale del museo, a suggellare il dialogo tra parola, luce e spazio urbano.

GALLERIE D’ITALIA

La terza parte di Metafisica/Metafisiche accoglie, nel caveau di Gallerie d’Italia, il reportage di Gianni Berengo Gardin sul leggendario atelier bolognese di Morandi, in via Fondazza. Un corpus di fotografie del 1993, che introduce in un luogo raccolto, dove è nata l’opera di un maestro sorretto dalla convinzione secondo cui “non c’è nulla di più astratto del visibile”.

GRANDE BRERA

È infine alla Grande Brera, a Palazzo Citterio, che il progetto trova una delle sue declinazioni più radicali, con l’intervento inedito di William Kentridge. Una videoinstallazione sonora e una sequenza di sculture in cartone rielaborano poeticamente gli oggetti delle nature morte di Morandi, trasformandoli in presenze fragili, temporanee, attraversate dal ritmo e dalla memoria. Kentridge non cita: riscrive. E nel farlo, dimostra quanto l’eredità metafisica sia ancora capace di generare forme, interrogativi, visioni.

Come sottolinea l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, il progetto disegna “una mappa sentimentale nel cuore di Milano”, un museo diffuso percorribile anche a piedi, che mette in relazione passato e presente, maestri storici e sguardi contemporanei. Metafisica/Metafisiche non celebra un anniversario né canonizza un movimento: ne riattiva l’inquietudine. E restituisce alla Metafisica ciò che le è sempre appartenuto davvero: la capacità di guardare il mondo come se fosse, ogni volta, appena apparso.

EXHIBITION VIEW

INFO

Metafisica-Metafisiche Milano

Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia
Palazzo Reale, Milano
28 gennaio – 21 giugno 2026

Milano Metafisica
Museo del Novecento, Milano
28 gennaio – 21 giugno 2026

Gianni Berengo Gardin. Lo studio di Giorgio Morandi
Gallerie d’Italia – Milano
28 gennaio – 06 aprile 2026

William Kentridge. More Sweetly Play the Dance / Remembering Morandi
Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano
6 febbraio – 05 aprile 2026

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