Helen Chadwick with Piss Flowers from the exhibition ‘Helen Chadwick: Effluvia’, Serpentine Gallery, 1994 ©️ Kippa Matthews Courtesy The Estate of Kippa Matthews

HELEN CHADWICK – Life Pleasures al Museo Novecento Firenze

Il Museo Novecento presenta “Helen Chadwick — Life Pleasures” a cura di Sergio Risaliti, Stefania Rispoli e Laura Smith e visitabile fino al 1° marzo 2026. La retrospettiva Life Pleasures consacra in Italia una figura decisiva dell’arte femminista e concettuale britannica: Helen Chadwick (1953–1996).

Fancy Dress and Sculptures Photograph Book, 1974.
Leeds Museums and Galleries (Henry Moore Institute
Archive of Sculptors’ Papers).
© Estate of Helen Chadwick. Courtesy Richard Saltoun London, Rome, New York.

L’esposizione non si limita a ricostruire il percorso cronologico dell’artista, ma ne indaga le strategie formali e teoriche, mettendo in luce come la sua pratica abbia costantemente sovvertito la dicotomia tra corpo e oggetto, tra rappresentazione e materia. Chadwick lavora con materiali improbabili — capelli, sangue, cera, fotografie manipolate, residui organici — per creare immagini che sfidano il senso comune e invitano ad un ragionamento etico ed estetico sul corpo come superficie di trascrizione culturale.

La mostra articola i nuclei tematici principali che hanno attraversato la sua produzione: l’autoritratto come atto performativo e insieme come dispositivo di critica sociale; la corporeità come archivio di memorie e desideri; la trasformazione dei materiali organici in immagini caleidoscopiche che oscillano tra bellezza e disgusto. Chadwick fonde linguaggi: fotografia, scultura, installazione e performance. Il percorso espositivo percorre l’intera parabola creativa dell’artista, dalle prime installazioni concettuali come In the Kitchen (1977) fino alle opere più iconiche e provocatorie quali Piss Flowers (1991–92), mettendo in luce la coerenza di un progetto estetico fondato sulla ricerca sensoriale, il rovesciamento delle gerarchie materi ali e la sovversione delle norme visive. Un filo rosso della produzione di Chadwick è la ricerca del perturbante attraverso la bellezza.

Inserita nel dibattito femminista e nelle pratiche concettuali inglesi degli anni Ottanta–Novanta, la ricerca di Helen Chadwick si pone come nodo critico decisivo per pensare il femminile contemporaneo non come entità omogenea ma come trama instabile di forze, pratiche e vincoli che producono soggettività. In questa prospettiva il femminile non è una categoria identitaria da rappresentare, bensì un campo dinamico in cui si giocano rapporti di potere, processi di denegazione e appropriazione simbolica, e sperimentazioni formali che recidono la distanza tradizionale tra corpo vissuto e immagine pubblica. Chadwick fa della materialità — capelli, fluidi, tessuti, residui organici — il medium attraverso cui interrogare la costruzione sociale del genere.

Anziché tematizzare il corpo come metafora già pronta, lo utilizza come matrice di pensiero: la materia stessa parla delle economie del desiderio, della stigmatizzazione e delle pratiche di controllo. L’esibizione del residuo corporeo interrompe la catena della rappresentazione estetica che neutralizza il perturbante, imponendo al pubblico un confronto con la fisicità del vivere e dei suoi scarti. In tal modo la materialità operativa diventa strumento di sovversione: rende visibile ciò che la cultura subalternizza e mette in crisi la norma della decenza che regola la visibilità femminile.

Latex costumes for Domestic Sanitation, 1976.
Leeds Museums and Galleries, Henry Moore Institute
Archive of Sculptors’ Papers.
© Estate of Helen Chadwick. Courtesy Richard Saltoun London, Rome, New York.

Riprendendo e traducendo le teorie sulla performatività di genere in una pratica estetica radicale, l’opera di Chadwick mostra come il genere si dispieghi attraverso atti, dispositivi e superfici che si possono ripetere, contaminare o interrompere. Il soggetto femminile, per Chadwick, non è un nucleo identitario, ma una superficie di azione che rimane sempre in divenire: i lavori che giocano con l’autorappresentazione instaurano relazioni ambivalenti tra visibilità e occultamento, potere e vulnerabilità, affermando così uno spazio di soggettività frammentaria e resistente alle categorie normative.

Se la cultura mediatica tende a standardizzare l’immagine femminile come merce desiderabile e rassicurante, la pratica di Chadwick usa l’eccesso sensoriale e il grottesco per interrompere il circuito della mercificazione. Introducendo il disgusto, la ripugnanza e la meraviglia, le opere destabilizzano il consumo passivo dell’immagine e obbligano a una riconsiderazione etica dello sguardo: chi guarda è chiamato a riconoscere non soltanto l’oggetto estetico ma anche le relazioni culturali che lo hanno prodotto e i valori che esso veicola.

Questa manovra critica riapre la possibilità di una visione non mercificata, in cui l’opera può funzionare come luogo di pensiero e di resistenza.

EXHIBITION VIEW

INFO

Helen Chadwick
LIFE PLEASURES
a cura di Sergio Risaliti, Stefania Rispoli, Laura Smith
25 novembre 2025 – 1 marzo 2026
MUSEO NOVECENTO, FIRENZE

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