Fondazione Elpis di Milano presenta Smooth Operator, prima mostra personale in Italia di Villiam Miklos Andersen, a cura di Gabriele Tosi, in apertura negli spazi espositivi della Lavanderia il 27 febbraio 2026.

Il progetto è prodotto da Fondazione Elpis con il contributo della New Carlsberg Foundation, della 15. Juni Fonden, della Danish Arts Foundation, della Knud Højgaard Fond e della Den Hielmstierne-Rosencroneske Stiftelse.
La mostra riunisce opere che indagano il comfort come prodotto istituzionale: una condizione che regola chi appartiene a un contesto e a quali condizioni. Il percorso interroga i costi emotivi del mantenimento, della protezione e della circolazione del benessere, trasformando l’architettura della Fondazione in una sequenza di spazi con funzioni diverse. Le opere avvicinano elementi che solitamente restano separati: lavoro e festa, cura e ristoro, back office e spazio di relazione. Oggetti standardizzati cambiano registro attraverso materiali e lavorazioni che li rendono sensoriali attraverso luce, trasparenza, ritmo, odore, tatto.
Nella celebre canzone di Sade, lo smooth operator è un escort internazionale senza sentimenti, che proprio nel distacco emotivo trova la condizione per ottenere accesso, mobilità e ascesa sociale; Andersen assume questa figura come metafora critica del presente. Attraverso sculture, installazioni e progetti relazionali, l’artista indaga da una prospettiva queer i sistemi economici contemporanei, delineando una forma di erotismo che mette in relazione desiderio individuale e meccanismi logistici. In questa tensione tra cura e regolazione, la mostra costruisce un percorso che interroga il rapporto tra benessere, produttività e organizzazione del corpo.
Afferma il curatore Gabriele Tosi:
Il lavoro di Villiam Miklos Andersen rende visibili le infrastrutture invisibili che assicurano la nostra esperienza quotidiana del comfort. Le sue opere mostrano come ciò che percepiamo come cura e benessere sia spesso il risultato di sistemi progettati per orientare comportamenti, desideri e forme di appartenenza. Smooth Operator mette in luce questa ambivalenza, rivelando il comfort non come uno stato naturale, ma come un dispositivo culturale e politico».
Smooth Operator prosegue la collaborazione avviata tra Villiam Miklos Andersen e Fondazione Elpis nel 2024 in occasione di Una Boccata d’Arte, sviluppata a Serre di Rapolano. La mostra milanese prosegue questo dialogo spostando l’indagine dal contesto territoriale agli spazi costruiti e alle infrastrutture del contemporaneo, consolidando una linea di ricerca condivisa.
Il progetto sarà accompagnato da un catalogo e da un public program che agiscono come approfondimento dei contenuti attraverso contributi critici e momenti di confronto pubblico.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
All’ingresso, opere come Just-in-time (2025) e Smooth Operator (2026) introducono il tema del comfort come costruzione regolata: cura, trasporto, controllo, con uno scarto percettivo prodotto da colore, trasparenze, replica. Al piano terra la serie di intarsi Transactions, realizzata a partire da immagini legate a filiere e gesti di lavoro, rallenta l’immaginario dell’efficienza e isola il dettaglio del contatto. Nel cortile, la Mobile Sauna (Verkstadskärra 3 – Ångenhet, 2026) concentra il progetto: una sauna ottenuta dalla riconversione di un veicolo originariamente bellico, trasportata da Andersen da Gotland, (Svezia) a Milano e restituita anche come road movie, in una dimensione performativa e processuale.
Nel piano interrato luce e suono costruiscono un ambiente tra club notturno e area di servizio. Radioso (2026) e Smooth Operator – DJ set (2026) lavorano sull’atmosfera come dispositivo: ritmo, attrazione, idratazione, micro-socialità. La mostra assume qui la forma di un “cruising logistico”, un movimento laterale che attiva prossimità e incontro dentro spazi e tempi pensati per funzioni operative. Andersen estende questa pratica nelle sue opere, facendone una modalità di ricerca relazionale capace di interrogare le strutture che regolano mobilità, appartenenza e relazione.
Ai piani superiori, Cabin (2024) e altre strutture modulari traducono standard e unità logistiche in architetture minime, a metà tra protezione ed esposizione, intimità e servizio. L’idea di registro e duplicazione attraversa anche opere costruite come superfici di misura e di copia, con interventi che reintroducono gesto e materia dentro dispositivi apparentemente neutri. La visita si chiude su pausa, ristoro, idratazione: Water Cooler (2026) trasforma un oggetto da ufficio in presenza scultorea e punto di incontro.
Accanto a questa narrazione, la mostra presenta 17 serie – molte delle quali di nuova produzione – che trasformano oggetti e dispositivi del comfort quotidiano in presenze scultoree ambigue e stratificate. Elementi associati al riposo, al sostegno e alla cura vengono tradotti in materia, rendendo visibili le strutture che regolano gesti ordinari di pausa e benessere. Attraverso l’impiego di materiali e tecniche che attivano dimensioni tattili, olfattive e percettive, Andersen sollecita un coinvolgimento diretto del corpo del visitatore con oggetti solitamente percepiti come neutri e funzionali.
Sculture in bronzo, lavori in legno e acrilico, strutture modulari e cabine dialogano con dispositivi provenienti da ambienti di lavoro e spazi semi-pubblici — distributori d’acqua, arredi tecnici — trattati come frammenti di un sistema più ampio che promette cura attraverso il controllo, mettendo in tensione funzione e rappresentazione e rivelando la dimensione politica dei dispositivi quotidiani.
La mostra si sviluppa negli spazi della Lavanderia di Fondazione Elpis, caratterizzati dalla compresenza di ambienti espositivi e spazi che conservano una forte impronta funzionale. La disposizione delle opere costruisce un percorso che mette in relazione architettura, oggetti e corpo del visitatore, invitando a considerare comfort e benessere non come condizioni naturali, ma come stati contingenti che emergono dall’interazione tra sistemi, spazi e soggetti.
L’ARTISTA
Villiam Miklos Andersen (Kalundborg, Danimarca, 1995) lavora tra Francoforte e Copenaghen. Rendere queer logistiche familiari – dalle industrie del trasporto ai bagni pubblici – è centrale nella pratica scultorea e relazionale di Andersen. Attraverso gesti scultorei minimi che spostano e riformulano oggetti riconoscibili, Andersen mostra come i beni di consumo, le economie dei servizi e le stesse zone di scambio siano permeate dall’estetica maschilizzata del trasporto merci e dall’uniformità delle infrastrutture dominanti. Alterando i codici visivi normativi delle merci, il lavoro mette in luce la regolazione logistica sistemica di azioni quotidiane, acquisti e modalità di movimento: strutture esposte alla vista e insieme occultate, radicate nella vita pubblica e privata. Andersen ha presentato mostre personali e a due presso ISCP, New York (2025); Kunsthalle KHOTA, Helsinki (2025); Overgaden, Copenaghen (2024); 1Shanthiroad, Bangalore (2023); Simulacra, Pechino (2023); Kunsthal Aarhus (2020); The Danish Cultural Institute, Pechino (2018); tra gli altri. Tra i progetti principali: The Pawn Shop a documenta fifteen, Kassel (2022). Nel 2024 lavora a Serre di Rapolano in Toscana per il progetto Una Boccata d’Arte di Fondazione Elpis. Il suo lavoro è presente in collezioni istituzionali, tra cui ARKEN Museum of Contemporary Art; Fondazione Elpis; Landspítali – University Hospital of Iceland; X Museum, Pechino; Municipality of Copenhagen; Sammlung Nizza; Herbert Gerisch-Stiftung; tra le altre.
EXHIBITION VIEW
INFO
Smooth Operator
Villiam Miklos Andersen, a cura di Gabriele Tosi
27 febbraio – 14 giugno 2026
Fondazione Elpis
Lavanderia
Spazio espositivo
Via Lamarmora 26, Milano
Giovedì – domenica: 12:00 – 19:00










