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Il mondo secondo il colore. Harry Gruyaert e Werner Jeker inaugurano la nuova stagione di CAMERA Torino

Con le mostre Harry Gruyaert, Retrospettiva e Werner Jeker, Photo Typo, visitabili fino al 4 ottobre 2026, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia Torino inaugura non soltanto la stagione estiva, ma soprattutto la nuova direzione artistica di François Hébel.

Harry Gruyaert, Las Vegas © Harry Gruyaert-Magnum Photos

Una scelta programmatica che appare fin da subito chiara: riportare al centro della riflessione il linguaggio fotografico nelle sue molteplici declinazioni, dalle pratiche autoriali alla grafica, dalla cultura visuale alla progettazione editoriale.

La prima grande retrospettiva italiana dedicata a Harry Gruyaert (Anversa, 1941), membro di Magnum Photos e figura fondamentale nell’affermazione della fotografia a colori in Europa, rappresenta uno degli appuntamenti più significativi dell’anno per gli studi sulla fotografia contemporanea. Pur essendo spesso accostato a protagonisti statunitensi come Saul Leiter e William Eggleston, Gruyaert occupa infatti una posizione peculiare all’interno della storia del medium: il suo interesse non riguarda tanto la registrazione del reale quanto la costruzione di una visione.

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L’esposizione, articolata secondo un andamento cronologico e tematico, permette di ripercorrere oltre cinquant’anni di ricerca attraverso nuclei che mettono in evidenza la coerenza di uno sguardo rimasto sorprendentemente riconoscibile nel tempo. Manipolando il segnale televisivo, Gruyaert trasforma il flusso delle immagini mediatiche in superfici cromatiche pulsanti, anticipando questioni che oggi appaiono centrali nel dibattito sulla cultura visuale e sulla riproducibilità tecnica delle immagini.

Ma è soprattutto nel rapporto con il paesaggio e con lo spazio urbano che la sua fotografia trova una forma compiuta. Le immagini realizzate tra Belgio e Francia negli anni Settanta mostrano come il fotografo riesca a individuare, all’interno della quotidianità più ordinaria, configurazioni visive caratterizzate da una forte autonomia formale. Insegne, facciate, automobili, elementi architettonici e presenze umane vengono assorbiti in composizioni rigorose, governate da rapporti cromatici che sembrano precedere il soggetto stesso.

Il cuore della mostra coincide probabilmente con i lavori realizzati in Marocco e nei paesi del Mediterraneo, territori che Gruyaert attraversa come un esploratore della luce. Qui il colore perde definitivamente qualsiasi funzione descrittiva per diventare esperienza percettiva. Le fotografie non raccontano luoghi; costruiscono atmosfere. Le figure umane appaiono spesso come presenze fugaci, quasi silhouette immerse in campi cromatici che dominano l’immagine. La realtà viene così restituita come un insieme di relazioni luminose e spaziali, secondo una sensibilità che deve molto al cinema, alla pittura e alla cultura visiva del secondo Novecento.

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A differenza di molti autori della cosiddetta fotografia documentaria, Gruyaert non sembra interessato alla dimensione narrativa dell’immagine. Il suo lavoro si fonda piuttosto su una continua costruzione formale, tra esperienza del mondo e organizzazione dello spazio visivo. In questo senso la doppia personale presentata da CAMERA evidenzia come la sua opera abbia contribuito a ridefinire il ruolo del colore nella fotografia europea, sottraendolo alla funzione illustrativa e trasformandolo in autentico principio compositivo.
Se la retrospettiva dedicata al fotografo belga indaga il colore come forma di conoscenza del reale, la Project Room propone una riflessione complementare sul rapporto tra fotografia e comunicazione visiva attraverso Photo Typo, mostra dedicata a Werner Jeker (1944), figura di riferimento del graphic design svizzero.

© Werner Jeker

L’esposizione riunisce circa settanta manifesti selezionati da una produzione che supera gli ottocento lavori, offrendo l’occasione per riscoprire un autore ancora poco conosciuto dal pubblico italiano. La rilevanza di Jeker risiede nella capacità di aver ridefinito il manifesto culturale come spazio di dialogo tra immagine fotografica e tipografia. Nei suoi progetti la fotografia non è mai semplice illustrazione, così come il testo non svolge una mera funzione informativa. Entrambi gli elementi partecipano alla costruzione di un equilibrio visivo in cui ogni dettaglio appare calibrato con estrema precisione.

La mostra mette in luce una pratica progettuale fondata sull’ascolto e sull’interpretazione. Che si tratti di una mostra fotografica, di uno spettacolo teatrale o di una rassegna cinematografica, Jeker costruisce dispositivi visivi capaci di tradurre concetti e atmosfere in forme essenziali ma fortemente evocative. La sua grafica si distingue per una straordinaria economia di mezzi: pochi elementi, spesso ridotti all’essenziale, bastano per far nascere immagini memorabili.
L’accostamento tra Gruyaert e Jeker, rivela una riflessione più ampia sulla natura dell’immagine contemporanea. Entrambi gli autori operano infatti sul confine tra realtà e costruzione, tra documento e interpretazione. Se il fotografo belga utilizza il colore per trasformare il mondo in esperienza visiva, il grafico svizzero interviene sull’immagine per amplificarne il potenziale comunicativo senza tradirne l’identità.
In questo dialogo tra fotografia e progetto grafico emerge con chiarezza la linea che sembra guidare la nuova direzione di CAMERA: una concezione della fotografia non come disciplina isolata, ma come pratica capace di attraversare e contaminare linguaggi diversi. La mostra non offre soltanto la riscoperta di due maestri europei del secondo Novecento ma propone soprattutto una riflessione attuale sullo statuto delle immagini e sul loro ruolo nella costruzione dello sguardo contemporaneo.

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INFO

Retrospettiva – Harry Gruyaert
Photo Typo – Werner Jeker
18 giugno – 4 ottobre 2026

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, Torino
www.camera.to

 

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